Cosa visitare
Apricale, antico borgo medievale a pochi minuti dal mare di Bordighera e Ventimiglia, è uno dei borghi
meglio conservati della Liguria. Da apricus, esposto al sole, Apricale è come una lucertola pigramente
sdraiata su queste stupende montagne, così anche le antiche case di pietra si adagiano sullo
sperone roccioso e le strette e tortuose strade le legano insieme, come per non farle cadere.
Il nostro viaggio inizia da piazza Vittorio Veneto e, imboccata via Roma saliamo verso il centro.
Subito veniamo colpiti da numerosi e interessanti murales che decorano le principali vie del borgo.
Al termine della via attraversiamo la porta deu Carugiu Ciàn, la meglio conservata del borgo, dove
alla base troviamo inciso sullo stipite "1764 fame ubique" (fame ovunque), a memoria della tremenda
carestia del 1764.
Una breve rampa a gradoni e giungiamo al cuore di Apricale, piazza Vittorio Emanuele II. Su questo
spazio si affacciano i più importanti monumenti del borgo: la chiesa Parrocchiale, il castello
della lucertola, il municipio e l'oratorio di San Bartolomeo.
La piazza era ed è il centro della vita del borgo. Sotto i portici alla base del castello sedevano i consoli
medievali per amministrare la giustizia. Ai nostri giorni, oltre alle feste, qui si svolgono addirittura
le gare del campionato nazionale di pallone elastico, a cui la squadra di Apricale partecipa.
Salendo per la strada tra il castello e la chiesa parrocchiale gettiamo uno sguardo sul caratteristico
campanile con una bicicletta sulla cuspide, a ricordarci che salire ad Apricale è anche fatica. Giungiamo
così all'ingresso del museo della storia di Apricale, situato all'interno del castello (vi si trova
anche la stanza della contessa Cristina Anna Bellomo, la Mata Hari di Apricale, fidanzata col fratello
dello zar di Russia).
Di fronte all'ingresso del museo ci inoltriamo per via Castello nella cascata di case che si stendono
sulla collina, avvolgendola interamente. Adesso ogni scorcio, ogni svolta, ogni passo è denso di
storia e sicuramente provoca emozioni che sono difficili da esprimere.
Giunti in via Martiri, il "carugiu ciàn", la strada piana che anticamente delimitava esternamente
il nucleo più antico, svoltiamo subito in via Angeli e dopo pochi passi ecco la porta Cousoutàn,
la più meridionale delle tre. Ȉ curioso percorrere solo pochi metri del vicolo Ristretto (Carugètu),
il più stretto di Apricale, in alcuni punti meno di un metro. In via Angeli si trova l'unico forno pubblico
rimasto, utilizzato ancora una volta l'anno per cuocere il pane.
I più volenterosi possono scendere via Angeli fino a giungere alla cinquecentesca chiesa di S. Maria
degli Angeli. A monte dell'edificio scaturisce una sorgente un tempo ritenuta miracolosa per le
malattie degli occhi.
Ritornati nel Carugiu Ciàn si svolta a destra e, dopo 50 metri, incontriamo 'ultima, la più settentrionale,
la porta Cutrun. Da notare all'inizio di via Garibaldi la casa del boia, antica residenza del
boia di Apricale, così detta perchè secondo gli Statuti qui venivano appese come monito le teste dei
criminali precedentemente giustiziati. Ancora pochi passi e siamo di ritorno nella piazza centrale.
Terminiamo il nostro viaggio nel medioevo attraversando via Cavour, incuneata tra il municipio e
l'oratorio di San Bartolomeo, e giungiamo alla chiesa di S. Antonio Abate, patrono di Apricale.
Dallo spazio antistante la chiesa il nostro sguardo può correre per le montagne che circondano Apricale
e abbracciare questo borgo baciato dal sole e immerso nella suo storia millenaria.
Vedi Anche:
• Il castello della lucertola
• I carugi e i loro dipinti murali
• L'antico forno del pane
• Le chiese
• Il palazzo municipale
• L'albero dell'ontano (Italo Calvino)
• Il tumulo di Pian del re
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